"«Che cosa c’è? Mia cara?»
«Ah, come possiamo sopportarlo?»
«Sopportare che cosa?»
«Questo. Per un tempo così breve. Come possiamo lasciarci sfuggire dormendo questo tempo?»
«Possiamo restare insieme tranquilli, e fingere - dato che è solo l’inizio - di avere tutto il tempo del mondo.»
«E ne avremo meno ogni giorno. E poi più nulla.»
«Preferiresti dunque non averne avuto affatto?»
«No. Qui io intendevo da sempre. Da quando il mio tempo è cominciato. E quando me ne andrò di qui, questo sarà il punto mediano, a cui tutto correva, prima, e da cui tutto si allontanerà. Ma adesso amore mio noi siamo qui, siamo ora, e quegli altri tempi corrono altrove.»"
«Ah, come possiamo sopportarlo?»
«Sopportare che cosa?»
«Questo. Per un tempo così breve. Come possiamo lasciarci sfuggire dormendo questo tempo?»
«Possiamo restare insieme tranquilli, e fingere - dato che è solo l’inizio - di avere tutto il tempo del mondo.»
«E ne avremo meno ogni giorno. E poi più nulla.»
«Preferiresti dunque non averne avuto affatto?»
«No. Qui io intendevo da sempre. Da quando il mio tempo è cominciato. E quando me ne andrò di qui, questo sarà il punto mediano, a cui tutto correva, prima, e da cui tutto si allontanerà. Ma adesso amore mio noi siamo qui, siamo ora, e quegli altri tempi corrono altrove.»"
— antonia s. byatt - possessione (in la moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, audrey niffenegger)