July 20, 2008
"Presi l’ascensore fino al sesto piano. Lo psichiatra si chiamava Seymour Dundee. Aprii la porta e la sala d’aspetto era piena di svitati. Un tizio leggeva il giornale tenendolo capovolto. La maggior parte degli altri, uomini e donne, era seduta in silenzio. Non sembrava nemmeno che respirassero. Sulla stanza gravava una sensazione di pesantezza e di oscurità.Firmai alla scrivania e mi sedetti. Il tizio accanto a me aveva una scarpa marrone e una nera. “Ehi, amico,” disse.
“Sì,” risposi.
“Hai da cambiarmi un centesimo?” chiese.
“No,” gli dissi, “oggi no.”
“Domani forse?” insistette.
“Forse domani,” dissi.
“Ma forse domani non mi riuscirà di trovarti,” si lamentò.
Spero proprio di no, pensai.
Aspettammo e continuammo ad aspettare. Tutti quanti.
Lo strizzacervelli non sapeva che l’attesa è una di quelle cose che fa impazzire la gente? La gente aspettava per tutta la vita. Aspettava per vivere, aspettava per morire. Aspettava in fila per comperare la carta igienica. Aspettava in fila per prendere i quattrini. E se non aveva i quattrini aspettava in file più lunghe. Aspettavi per dormire e poi aspettavi per svegliarti. Aspettavi per sposarti e poi aspettavi per divorziare. Aspettavi che piovesse, poi aspettavi che smettesse. Aspettavi per mangiare, poi aspettavi per mangiare di nuovo. Aspettavi nello studio di uno strizzacervelli con una masnada di psicopatici e ti chiedevi se lo fossi anche tu."

— charles bukowski - pulp