"- Ma che cosa credete? - gridava Razumichin, alzando la voce, - credete che io parli così perché dicono degli spropositi? Sciocchezze! A me piace quando ne dicono! Il dirne è l’unico privilegio umano di fronte a tutti gli altri organismi. Con gli spropositi arriverai alla verità! Sono uomo appunto perché ne dico. Non c’è verità alla quale si sia pervenuti senza aver prima spropositato quattordici volte, fors’anche centoquattordici, e questa è nel suo genere una cosa onorevole; sì, ma anche di spropositare col nostro cervello non siamo capaci! Tu dimmi una frottola, ma dimmela a modo tuo, e io allora ti bacerò. Dir frottole a modo proprio è quasi meglio che dir la verità a modo degli altri; nel primo caso sei un uomo, nel secondo sei soltanto un pappagallo! La verità non ci scapperà, ma la vita si può massacrare; se ne sono avuti degli esempi. Ebbene, che cosa siamo adesso? Noi tutti, tutti senza eccezione, nel campo della scienza, del progresso, del pensiero, delle scoperte, degli ideali, dei desideri, del liberalismo, della ragione, dell’esperienza e di tutto, di tutto, di tutto, siamo ancora nella prima classe del ginnasio inferiore! Ci è piaciuto vivacchiare dell’intelligenza altrui, e ce ne siamo penetrati! E’ così! Dico bene? - gridava Razumichin, scotendo e stringendo le mani delle due donne, - è così?"
— fёdor dostoevskij - delitto e castigo